Due colleghi esaminano dati su un tablet e un laptop in ufficio.

Ogni responsabile IT ha percepito questa tensione: la propria organizzazione ha investito in AI, automazione e operazioni digitali, eppure i risultati continuano a non essere all’altezza delle aspettative. Anche con gli strumenti e le intenzioni giuste, non sarà possibile realizzare appieno il valore degli investimenti in AI se questi poggiano su fondamenta instabili.

I dati confermano questa sfida. La ricerca AITSM 2025 di Ivanti ha rilevato che l’89% delle organizzazioni afferma che i dati in silos influiscono negativamente sulle operazioni IT, mentre il 44% cita i timori legati a sicurezza e conformità come ostacoli all’automazione IT. Il Report sulla maturità dell’AI 2026 di Ivanti conferma lo stesso schema: il 57% delle organizzazioni ha segnalato un miglioramento nella condivisione delle conoscenze tra IT e sicurezza e il 53% una condivisione dei dati più semplice dopo aver definito un approccio unificato all’AI basato su un system of record.

Il sondaggio PwC 2026 Digital Trends in Operations Survey aggiunge una prospettiva più ampia sulle operations: l’89% dei responsabili operativi afferma che gli investimenti tecnologici non hanno prodotto pienamente i risultati attesi e l’87% segnala che la scarsa qualità dei dati ha limitato la realizzazione di valore dalle iniziative digitali.

Lo schema è chiaro: AI e automazione possono procedere solo alla velocità consentita dalle fondamenta dati su cui si basano. Quando i dati sugli asset sono frammentati, obsoleti o contestati, i team possono raccogliere più segnali, ma continuare a non avere la fiducia necessaria per stabilire le priorità, automatizzare o dimostrare i risultati.

Lo schema è chiaro: AI e automazione possono procedere solo alla velocità consentita dalle fondamenta dati su cui si basano.

L’obiettivo non è semplicemente vedere più asset, ma creare un system of record operativo che agisca come una fonte autorevole dei dati per ciò che esiste, ciò che conta, ciò che dovrebbe accadere dopo e se il risultato è stato raggiunto.

Quella base del system of record è anche ciò che rende praticabile l’AI agentica. Man mano che le organizzazioni adottano workflow guidati dall’AI, la supervisione umana, i controlli basati su policy e i percorsi decisionali verificabili restano essenziali per mantenere fiducia e responsabilità. L’azione autonoma dipende da un contesto aggiornato, policy chiare e una traccia decisionale affidabile. Senza queste condizioni, l’AI può accelerare le attività senza migliorare il controllo.

La piattaforma Ivanti Neurons affronta direttamente questo problema per aiutare i team IT e di sicurezza a trasformare segnali operativi frammentati in un system of record affidabile, una base contestuale per workflow assistiti dall’AI e automazione governata che aiuta i team a scalare l’azione mantenendo il controllo.

Il Report sulla maturità dell’AI 2026 di Ivanti rafforza questo punto. L’adozione dell’AI sta accelerando, ma la governance non sempre tiene il passo. Più della metà delle organizzazioni ha dichiarato di implementare l’AI in modo esteso nei workflow IT o su scala business-critical. Tuttavia, solo il 42% degli stessi intervistati afferma che la responsabilità delle decisioni AI è chiara. Ancora più preoccupante, appena il 24% dichiara che le policy AI vengono seguite in modo molto coerente nel lavoro quotidiano.

La prossima fase dell’AI nell’IT non sarà definita da chi sperimenta più rapidamente. Sarà definita da chi saprà scalare l’automazione in modo responsabile, con dati affidabili, responsabilità chiare, workflow consapevoli delle policy e prove che le azioni abbiano prodotto il risultato previsto.

"Implementare l’AI non è più la parte difficile. La vera sfida è scalarla in modo responsabile.”

— Brooke Johnson, Chief Legal Counsel e SVP, HR e Security, Ivanti

Questo cambiamento non richiede alle organizzazioni di risolvere contemporaneamente ogni sfida legata a dati, automazione e governance. Richiede un punto di partenza pratico, una baseline chiara e un modello ripetibile che possa espandersi man mano che aumenta la fiducia.

È da qui che parte il framework. Offre ai team un modo per passare dall’aspirazione all’esecuzione senza trasformare l’intelligence unificata degli asset in un grande programma di trasformazione astratto. La sequenza è semplice: stabilire una verità affidabile, collegarla alle decisioni, agire tramite workflow governati, verificare i risultati e ripetere il modello su scala più ampia.

Un framework in 6 passaggi per creare l’intelligence unificata degli asset

Passaggio 1: iniziare con un caso d’uso ad alto valore

La gestione degli endpoint è spesso il punto di partenza migliore perché è operativamente familiare e strategicamente importante. Le lacune di visibilità si trasformano rapidamente in problemi di sicurezza, conformità e produttività. Identificando endpoint gestiti, non gestiti, remoti, BYOD e non conformi, le organizzazioni possono ridurre l’esposizione, aumentare la fiducia nella conformità e creare una baseline affidabile per l’azione.

L’obiettivo non è scoprire tutto in una volta. È dimostrare che una migliore intelligence degli asset può cambiare decisioni e risultati in un’area ad alto valore, quindi utilizzare quel proof point per rafforzare la fiducia dell’organizzazione ed espandere il modello.

Passaggio 2: stabilire una baseline

Prima che i team agiscano sulla base di nuove informazioni, hanno bisogno di una visione condivisa della realtà attuale degli endpoint. Una semplice baseline chiarisce ciò che è noto, ciò che è obsoleto, ciò che manca e dove l’azione dovrebbe essere prioritaria. Acquisisci lo stato attuale in cinque aree:

  • Accuratezza dell’inventario
  • Aggiornamento dei dati e frequenza di aggiornamento
  • Coerenza delle definizioni tra i team
  • Come i dati degli endpoint confluiscono in ITSM, ITAM, piattaforme cloud e sistemi SaaS
  • Se azioni e remediation possono essere verificate

Questa baseline diventa il punto di riferimento per misurare i progressi e costruire fiducia. Molte iniziative si bloccano perché i team non concordano su ciò che è accurato, aggiornato o completo. Altre si fermano perché titolarità, governance o change management non sono chiari. L’intelligence unificata degli asset ha successo quando dati affidabili sono associati a processi chiari e a ownership e responsabilità definite.

Passaggio 3: collegare i dati live a un contesto operativo affidabile

Una volta definiti il focus sugli endpoint e la baseline, il passo successivo è collegare i segnali attuali a un contesto operativo affidabile. Le funzionalità di discovery e integrazione raccolgono e normalizzano continuamente i segnali degli asset da fonti dati gestite e non gestite, inclusi endpoint remoti, dispositivi BYOD, risorse cloud e applicazioni SaaS. Questo consente ai team di lavorare da una visione coerente e aggiornata dell’intero ambiente. Il valore non sta nella discovery fine a sé stessa, ma nella riduzione dell’incertezza, così che i team possano fidarsi delle decisioni successive.

Passaggio 4: dimostrare il valore attraverso l’automazione a ciclo chiuso

Il valore dell’intelligence degli asset diventa evidente quando cambia ciò che i team fanno dopo. Molte organizzazioni riescono a identificare i problemi, ma faticano ad agire in modo coerente perché i dati sono contestati, il workflow è manuale o il risultato non può essere verificato. L’automazione a ciclo chiuso collega la decisione all’azione e conferma il risultato.

Inizia con uno o due workflow a ciclo chiuso che offrano un beneficio immediato, ad esempio:

  • Applicare patch alle vulnerabilità ad alto rischio non appena vengono rilevati gli endpoint interessati
  • Isolare i dispositivi non conformi o non gestiti e ripristinarli automaticamente una volta corretti
  • Recuperare licenze software inutilizzate in base a dati di utilizzo verificati
  • Mantenere la gestione del ciclo di vita e le relazioni contestuali aggiornate nei record
  • Chiudere automaticamente i ticket ITSM una volta confermata la remediation

Ivanti ha sperimentato internamente questa evoluzione attraverso il proprio approccio "Customer Zero", utilizzando la propria piattaforma e le proprie funzionalità di automazione nelle operations aziendali. Secondo Tony Miller, Vice President of Enterprise Services di Ivanti, con l’espansione delle funzionalità AI, la fiducia nel sistema sottostante è cresciuta insieme a risultati operativi misurabili. L’esperienza ha confermato uno schema comune nelle organizzazioni più mature: il valore costante non deriva dalla sola automazione, ma dall’integrazione dell’automazione in workflow operativi affidabili, supportati da governance, responsabilità e risultati verificati.

Ogni ciclo chiuso dimostra il ruolo della piattaforma in termini pratici: i dati affidabili informano la decisione, l’automazione governata esegue l’azione e la verifica conferma il risultato. Questa è la differenza tra attività e controllo.

Prima del lancio, concorda in anticipo uno o due proof point importanti per gli stakeholder, come la riduzione del tempo necessario per identificare endpoint non gestiti, una remediation più rapida dei dispositivi ad alto rischio, meno record di asset obsoleti o una maggiore fiducia nei report di conformità. Questi diventano la baseline rispetto alla quale dimostrare il modello.

Passaggio 5: scalare ripetendo il modello

Una volta che il modello per gli endpoint funziona, lo scaling diventa additivo anziché dirompente. I team possono estendere lo stesso schema di verità, decisione, azione e verifica ad altri tipi di endpoint, business unit, ambienti cloud, applicazioni SaaS e fonti di dati di sicurezza.

Il cambiamento importante è il riutilizzo. I team non reinventano il modello ogni volta: applicano uno schema operativo comprovato a nuovi domini, rafforzando al contempo il system of record condiviso sottostante.

Ogni espansione migliora la qualità del contesto operativo disponibile per persone, team e workflow assistiti dall’AI / agenti AI, rendendo l’automazione governata più affidabile man mano che l’ambito aumenta.

Passaggio 6: rendere l’intelligence unificata degli asset parte delle operazioni quotidiane

Nel tempo, l’intelligence unificata degli asset diventa parte delle operazioni quotidiane, non un progetto di visibilità separato. La verità affidabile guida le decisioni, le decisioni attivano le azioni e i risultati restano sotto controllo attraverso una verifica continua. I team endpoint applicano le policy in modo coerente. Le operations IT risolvono gli incidenti più rapidamente. I team ITAM ottimizzano con fiducia le decisioni su costi e ciclo di vita. I team di sicurezza comprendono l’esposizione nel contesto. I team di conformità lavorano a partire da evidenze pronte per l’audit anziché da report puntuali assemblati manualmente.

Questo è il modello operativo di cui le organizzazioni hanno bisogno man mano che l’AI agentica diventa parte dell’esecuzione IT: un system of record affidabile, automazione governata ed evidenze che ogni azione possa essere spiegata e verificata.

Scalare l’intelligence degli asset pronta per l’AI

Le organizzazioni raramente falliscono perché non dispongono di informazioni. Faticano perché le informazioni sono frammentate, le decisioni non hanno un contesto condiviso, i workflow dipendono da attività manuali e i risultati sono difficili da verificare. L’intelligence unificata degli asset colma queste lacune collegando verità operativa, processo decisionale, esecuzione e responsabilità in un unico modello ripetibile.

I team più efficaci iniziano in piccolo, dimostrano il modello e scalano con fiducia. La gestione degli endpoint è un caso d’uso iniziale pratico perché i rischi sono visibili, le azioni sono concrete e i risultati possono essere misurati.

La piattaforma Ivanti Neurons è progettata per supportare questo percorso fornendo una base affidabile per la verità operativa, un contesto pronto per l’AI per i workflow agentici e una governance che mantiene l’automazione responsabile mentre il tuo team passa dalle aspirazioni legate all’AI a implementazioni AI scalabili che producono risultati misurabili.

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