<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0"><channel><title>Ivanti Blog: Gestione degli endpoint</title><description /><language>it</language><atom:link rel="self" href="https://www.ivanti.com/it/blog/topics/endpoint-management/rss" /><link>https://www.ivanti.com/it/blog/topics/endpoint-management</link><item><guid isPermaLink="false">2f79985e-d463-4977-a71b-61fafc660c0b</guid><link>https://www.ivanti.com/it/blog/shadow-it-and-discovery-ai-blind-spots-what-legacy-tools-miss</link><atom:author><atom:name>Cristiane Villar</atom:name><atom:uri>https://www.ivanti.com/it/blog/authors/cristiane-villar-ramos-da-silva</atom:uri></atom:author><category>Gestione degli endpoint</category><title>Shadow IT e punti ciechi della discovery IA: cosa sfugge agli strumenti legacy</title><description>&lt;p id="toc_1"&gt;Chiedi a tre team quali asset esistono nel tuo ambiente e otterrai tre risposte diverse. Alla maggior parte delle organizzazioni non mancano gli strumenti. Manca un allineamento su ciò che esiste davvero nel loro ambiente. I dati su asset, endpoint e cloud esistono, ma sono frammentati, obsoleti e considerati affidabili in modo diverso dai team di ogni reparto e funzione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il motivo di questa disconnessione? Nell’era dell’IA, gli ambienti cambiano più rapidamente di quanto la discovery legacy sia progettata per gestire. I workload cloud vengono creati e scompaiono in pochi minuti, spesso con provisioning automatico per test, scalabilità o progetti a breve termine. Ma oggi il divario si amplia ulteriormente a causa di servizi IA, copiloti, API e modelli integrati, oltre a strumenti basati su browser e workflow di automazione, che i team adottano senza passare dal provisioning IT standard.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando gli strumenti di discovery tradizionali analizzano l’ambiente, queste risorse potrebbero essere già scomparse o potrebbero non comparire mai nei sistemi su cui l’IT fa affidamento come &lt;a href="https://www.ivanti.com/blog/ivanti-neurons-for-discovery" target="_blank" rel="noopener"&gt;unica fonte di verità&lt;/a&gt; — senza lasciare alcun record, alcun proprietario e alcun contesto operativo condiviso. Nel frattempo, l’adozione del SaaS continua a crescere in ogni reparto, i dispositivi remoti raramente si collegano alla rete aziendale e identità, integrazioni e flussi di dati contano ormai quanto i dispositivi. Eppure molte organizzazioni si affidano ancora ad approcci di discovery pensati per un mondo di endpoint statici e perimetri prevedibili.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il risultato è &lt;a href="https://www.ivanti.com/blog/it-visibility-see-it-all-or-risk-it-all" target="_blank" rel="noopener"&gt;una visibilità parziale&lt;/a&gt; nel migliore dei casi, con punti ciechi in aumento ovunque altrove.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nel 2026, il divario di visibilità è ormai diventato un abisso e i dati sono chiari. Secondo la &lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/aem" target="_blank" rel="noopener"&gt;ricerca di Ivanti sulla gestione autonoma degli endpoint&lt;/a&gt;, il 45% dei professionisti IT dichiara di non disporre di dati sufficienti sullo shadow IT e il 38% afferma di avere dati insufficienti sui dispositivi che accedono alla rete. Il problema si amplifica negli ambienti cloud.&lt;/p&gt;&lt;div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/26365764"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Secondo la &lt;a href="https://petri.com/it-leaders-hybrid-cloud-visibility-a" rel="noopener" target="_blank"&gt;ricerca 2025 di SecPod&lt;/a&gt;, il 67% delle organizzazioni ha difficoltà con i punti ciechi nei propri inventari degli asset cloud, a conferma del fatto che anche le organizzazioni dotate di strumenti IT e di sicurezza moderni operano ancora con una visibilità incompleta.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questi punti ciechi creano più di semplici lacune nell’inventario. Quando i team non riescono a concordare quali asset siano reali, attivi o dismessi, l’IT e la sicurezza lavorano su tempistiche divergenti. La risposta agli incidenti rallenta. La prioritizzazione dell’esposizione si indebolisce. I team di sicurezza inseguono avvisi senza contesto. I responsabili IT consumano ore a riconciliare fogli di calcolo invece di ridurre il rischio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A rendere tutto questo particolarmente oneroso non sono solo i dati mancanti, ma anche l’azione ritardata. Quando i team non possono fidarsi di ciò che esiste nel loro ambiente, ogni risposta rallenta: gli incidenti richiedono più tempo per essere risolti, gli audit impongono riconciliazioni manuali e le decisioni sul rischio vengono prese con un contesto incompleto. Le lacune di visibilità non aumentano soltanto l’esposizione; assorbono tempo, attenzione e fiducia operativa in ambito IT e sicurezza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nell’esperienza maturata da Ivanti con grandi aziende ibride, è emerso un modello chiaro. Le lacune di visibilità raramente esistono perché i team non implementano la discovery, ma perché questi strumenti non sono mai stati progettati per condividere o riconciliare i dati alla velocità richiesta dagli ambienti moderni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gli strumenti legacy non sono semplicemente superati. Sono fondamentalmente incompatibili con la velocità e la complessità dell’IT moderno.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Dove gli strumenti legacy restano indietro&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;I limiti degli strumenti di discovery legacy rientrano in cinque categorie, ciascuna delle quali amplifica le altre:&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Visibilità frammentata&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;Secondo il &lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/borderless-security" target="_blank" rel="noopener"&gt;report 2025 Securing the Borderless Digital Landscape di Ivanti&lt;/a&gt;, 2 dispositivi edge su 5 sono attualmente al di fuori della gestione e della supervisione dell’IT. Oggi quasi ogni organizzazione dispone di account cloud non autorizzati, ma le soluzioni di discovery tradizionali non riflettono questa realtà. La maggior parte degli strumenti puntuali acquisisce solo una porzione dell’ambiente, ma raramente la riconcilia in una vista operativa condivisa. Per i direttori IT, questa frammentazione significa dover gestire più dashboard durante interruzioni e audit. Per i CIO, significa spesa sprecata e decisioni ritardate. Quando nessun team considera i dati abbastanza affidabili da agire con sicurezza, l’intera organizzazione rallenta.&lt;/p&gt;&lt;div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/24843687"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h4&gt;Dipendenza dagli agent&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;La discovery basata su agent continua a svolgere un ruolo importante nell’IT moderno, soprattutto per raccogliere telemetria approfondita dagli endpoint gestiti. Il problema nasce quando la discovery diventa esclusivamente basata su agent. Negli ambienti ibridi, molti asset non possono supportare un agent. I workload cloud temporanei possono esistere per pochi minuti o poche ore. Le applicazioni SaaS e i servizi gestiti non consentono affatto la distribuzione di agent. I dispositivi dei contractor, gli endpoint personali e i sistemi non gestiti spesso restano al di fuori delle policy di controllo aziendali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Di conseguenza, questi asset non compaiono mai negli inventari che si basano esclusivamente sulla raccolta tramite agent. Il difetto non è negli agent in sé, ma nell’affidarsi a un unico metodo di raccolta che non può coprire l’intero perimetro degli ambienti moderni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questa limitazione strutturale contribuisce direttamente alle lacune di visibilità che le organizzazioni continuano ad affrontare. Secondo la &lt;a href="https://newsroom.trendmicro.com/2025-04-29-New-Research-Reveals-Three-Quarters-of-Cybersecurity-Incidents-Occur-Due-to-Unmanaged-Assets" rel="noopener" target="_blank"&gt;ricerca 2025 di Trend Micro&lt;/a&gt;, quasi 3 organizzazioni su 4 hanno subito incidenti di sicurezza causati da asset sconosciuti o non gestiti. Questi dati dimostrano come la discovery basata solo su agent lasci sistematicamente non monitorate aree significative dell’ambiente.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il &lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/2025-digital-employee-experience-report" target="_blank" rel="noopener"&gt;report 2025 Digital Employee Experience di Ivanti&lt;/a&gt; ha rilevato che il 27% dei lavoratori d’ufficio utilizza regolarmente strumenti e applicazioni non autorizzati, spesso per frustrazione nei confronti della tecnologia fornita dal datore di lavoro. Questo comportamento amplia la superficie di attacco più rapidamente di quanto i metodi di discovery tradizionali riescano a reagire.&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Punti ciechi di rischio ed esposizione&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;Quando parti dell’ambiente restano invisibili, le organizzazioni perdono la capacità di mantenere controlli di sicurezza coerenti. Dispositivi non monitorati, risorse cloud non riconosciute e servizi SaaS non autorizzati spesso aggirano patching, baseline di configurazione e applicazione delle policy. Questi punti ciechi aprono percorsi che gli aggressori possono sfruttare attraverso configurazioni errate, workload non aggiornati o asset dimenticati.&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Scansioni lente e puntuali&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;Le scansioni periodiche non riescono a stare al passo con la velocità del cloud o con il ricambio del SaaS. SecPod ha rilevato che solo il &lt;a href="https://zylo.com/reports/2025-saas-management-index/" rel="noopener" target="_blank"&gt;42% delle organizzazioni dispone di monitoraggio in tempo reale&lt;/a&gt;, lasciando ampie finestre in cui le configurazioni errate passano inosservate. Incidenti di grande rilievo che coinvolgono bucket di storage cloud esposti, endpoint API non protetti e controlli di accesso configurati in modo errato continuano a dimostrare come risorse di breve durata o tracciate in modo inadeguato possano introdurre rischi molto prima che i team sappiano della loro esistenza.&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Riconciliazione manuale&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;I dati provenienti da fogli di calcolo, ITSM, CMDB e strumenti disconnessi raramente coincidono. Secondo una ricerca sulla cybersecurity del 2025 condotta da &lt;a href="https://bedrockdata.ai/resources/2025-enterprise-data-security-confidence-index" rel="noopener" target="_blank"&gt;Bedrock Security&lt;/a&gt;, l’82% delle organizzazioni segnala lacune di visibilità nel proprio panorama di asset, dovute a fonti dati frammentate e a una responsabilità non coerente. Questi punti ciechi rendono difficile normalizzare e riconciliare gli inventari cloud, SaaS e on-premise, lasciando i team di sicurezza e IT nell’incertezza sulla completezza o accuratezza dei dati sugli asset.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questi limiti rallentano le operations, indeboliscono la sicurezza e creano punti ciechi persistenti nell’intero patrimonio IT: esattamente i problemi che gli strumenti di discovery legacy non sono mai stati progettati per risolvere.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Un modello di visibilità governato dalla piattaforma per il mondo moderno&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Aumentare semplicemente la frequenza delle scansioni o implementare un’altra soluzione puntuale non eliminerà il divario di visibilità. L’ambiente odierno richiede un approccio fondamentalmente diverso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gli ambienti moderni richiedono il passaggio dalla discovery periodica a un’intelligence continua e condivisa, di cui più team possano fidarsi. Un modello di visibilità governato dalla piattaforma stabilisce un sistema di riferimento condiviso per i dati di asset e configurazione in ambito IT e sicurezza, un sistema che normalizza, riconcilia e distribuisce costantemente un contesto operativo affidabile.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La discovery attiva e passiva operano insieme per far emergere dispositivi gestiti, endpoint non gestiti, workload cloud, app SaaS, asset remoti e le identità a essi collegate. In pratica, ciò richiede una base dati operativa condivisa in grado di governare l’intelligence su asset e configurazioni tra i vari sistemi, affinché i team lavorino a partire dalle stesse viste anziché da record frammentati o in conflitto.&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Dati core della piattaforma e sistema di riferimento&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;La &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/resources/whitepapers/ivanti-neurons-platform"&gt;Ivanti Neurons Platform&lt;/a&gt; funge da layer di dati operativi autorevole per IT e sicurezza, governando asset, endpoint e stato di configurazione attraverso un &lt;a href="https://www.ivanti.com/glossary/system-of-record" target="_blank" rel="noopener"&gt;sistema di riferimento&lt;/a&gt; aggiornato in modo continuo. Questo layer di dati operativi governato dalla piattaforma mantiene una vista costantemente aggiornata dell’inventario di asset e dispositivi, del contesto e delle relazioni di supporto e delle informazioni sul parco software.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un motore di discovery continua acquisisce costantemente segnali da tutto l’ambiente e li normalizza, deduplica e riconcilia in dati operativi puliti e coerenti. Questa base dati governata è ciò su cui automazione e IA fanno affidamento per agire in modo sicuro e accurato, assicurando che le decisioni si basino sulla realtà operativa attuale anziché su input frammentati o in conflitto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando i sistemi di esecuzione utilizzano questi dati governati dalla piattaforma, i team possono agire con fiducia in ambito IT e sicurezza. Laddove &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/lp/itsm/reports/gigaom-radar-report-for-it-service-management"&gt;l’IT service management&lt;/a&gt; rientra nell’ambito, questi stessi dati operativi possono estendersi ai workflow ITSM e CMDB, supportando anche &lt;a href="https://www.ivanti.com/blog/automating-it-operations-with-itam" target="_blank" rel="noopener"&gt;i casi d’uso ITAM&lt;/a&gt; come il monitoraggio del ciclo di vita e la gestione dei diritti software.&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Normalizzare e riconciliare in modo continuo&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;Un layer di intelligence unificato pulisce, deduplica e correla record e segnali di utilizzo da ogni fonte, creando un dataset condiviso degli asset, aggiornato in modo continuo e adatto alle esigenze di audit operativo.&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Mappare le esposizioni sugli asset reali&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;L’aggregazione delle esposizioni collega vulnerabilità e configurazioni errate ai dispositivi, agli utenti e ai responsabili dei servizi effettivamente interessati, migliorando &lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/risk-based-patch" target="_blank" rel="noopener"&gt;la prioritizzazione delle vulnerabilità&lt;/a&gt; e accelerando la remediation.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Trasformare la visibilità in azione&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Poiché gli ambienti continuano a evolversi più rapidamente di quanto gli strumenti tradizionali possano reagire, le organizzazioni devono ripensare il modo in cui la visibilità viene ottenuta e condivisa. Il percorso da seguire non inizia sostituendo ogni strumento, ma creando una base di visibilità affidabile che si integri con i sistemi esistenti e abiliti decisioni migliori in ogni altro ambito.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questa base di visibilità live, governata dalla piattaforma, abilita &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/autonomous-endpoint-management"&gt;Autonomous Endpoint Management&lt;/a&gt;. Basata sulla Ivanti Neurons Platform, agisce con fiducia attivando remediation, patching, applicazione delle configurazioni e self-healing sulla base di uno stato operativo verificato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per le organizzazioni vincolate da approcci di discovery legacy, questo significa:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Passare da snapshot periodici a un’intelligence continua.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Passare da strumenti isolati a un contesto condiviso.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Sostituire la riconciliazione manuale con una fiducia automatizzata.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="https://www.ivanti.com/it/use-cases/discover-and-manage-assets"&gt;La discovery moderna, governata dalla piattaforma&lt;/a&gt; non si limita a migliorare la visibilità. Crea le condizioni per l’azione, in cui l’insight può attivare in modo affidabile remediation, automazione e verifica invece di rimanere bloccato nelle dashboard.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pronto a eliminare definitivamente i punti ciechi?&lt;/strong&gt; Scopri come la &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/ivanti-neurons"&gt;Ivanti Neurons Platform&lt;/a&gt; stabilisce una visibilità affidabile su asset e configurazioni e consente a &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/autonomous-endpoint-management"&gt;gestione autonoma degli endpoint&lt;/a&gt;, gestione dell’esposizione e workflow ITSM di agire su dati operativi governati negli ambienti ibridi.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:32:02 Z</pubDate></item><item><guid isPermaLink="false">acb1a440-1c31-4b35-bee1-1f3fca9282ad</guid><link>https://www.ivanti.com/it/blog/sovereign-cloud-data-sovereignty-eu</link><atom:author><atom:name>Rob DeStefano</atom:name><atom:uri>https://www.ivanti.com/it/blog/authors/rob-destefano</atom:uri></atom:author><category>Gestione degli endpoint</category><category>Sicurezza</category><title>Sovranità digitale e cloud sovrano: proteggere i dati cloud dell’UE per la resilienza operativa</title><description>&lt;p&gt;La protezione tradizionale dei dati seguiva un principio semplice: i dati archiviati nel Paese A sono protetti dalle leggi del Paese A; i dati archiviati nel Paese B sono protetti dalle leggi del Paese B. Ma nell’economia globale di oggi, il luogo in cui i dati risiedono fisicamente non determina più quali governi possano richiederne l’accesso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L’infrastruttura cloud ha introdotto una nuova complessità giurisdizionale. L’ubicazione fisica dei data center, la nazionalità della sede centrale del provider cloud e l’entità che controlla le operazioni possono generare rivendicazioni giurisdizionali concorrenti, consentendo potenzialmente a più governi di richiedere l’accesso agli stessi dati.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Che cos’è la sovranità digitale?&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Questa sfida ha un nome: sovranità digitale. La sovranità digitale è il principio in base al quale le organizzazioni mantengono il controllo completo dei propri dati nel quadro giuridico della giurisdizione di appartenenza. Questo concetto è diventato una necessità per la resilienza organizzativa, mentre le aziende operano in un contesto geopolitico più frammentato e caratterizzato da minore fiducia. Le organizzazioni private e pubbliche hanno bisogno di un accesso sicuro a piattaforme basate sul cloud che siano conformi ai requisiti normativi locali e protette dai rischi geopolitici, noti o sconosciuti, che interessano la loro area geografica.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;In che modo il CLOUD Act statunitense incide sulla residenza dei dati nell’UE&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Il &lt;a href="https://www.justice.gov/criminal/cloud-act-resources" rel="noopener" target="_blank"&gt;CLOUD Act statunitense del 2018 (Clarifying Lawful Overseas Use of Data)&lt;/a&gt; ha ulteriormente rafforzato queste preoccupazioni per le organizzazioni dell’UE. Questa legge conferisce alle autorità di contrasto statunitensi il potere di obbligare qualsiasi provider cloud con sede negli Stati Uniti a fornire dati archiviati in qualunque parte del mondo, indipendentemente dalla posizione fisica dei dati o dalla nazionalità del cliente.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sia il CLOUD Act statunitense sia il &lt;a href="https://www.congress.gov/crs-product/IF11451" rel="noopener" target="_blank"&gt;Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA)&lt;/a&gt; hanno dato motivo di preoccupazione alle aziende dell’Unione europea. Attraverso queste due normative, le autorità statunitensi potrebbero accedere ai dati contenuti nelle piattaforme cloud di qualsiasi organizzazione con sede centrale negli Stati Uniti, anche quando il data center cloud si trova in un altro Paese.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per le aziende con sede nell’UE, l’utilizzo di strumenti statunitensi comporta specifici &lt;a href="https://www.ivanti.com/blog/what-is-gdpr" target="_blank" rel="noopener"&gt;obblighi GDPR&lt;/a&gt; perché i dati personali escono dall’UE. Inoltre, da quando lo Scudo UE-USA per la privacy è stato invalidato (decisione nota come “Schrems II”), le aziende dell’UE hanno bisogno di altre misure di protezione. Le clausole contrattuali standard (SCC) restano valide, ma sono condizionate e complesse, poiché richiedono una valutazione caso per caso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Da allora è stato introdotto un successivo Data Privacy Framework, ma la fiducia di fondo tra le nazioni coinvolte ha comunque dei limiti. Queste dinamiche hanno aumentato la pressione per garantire la &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/use-cases/data-protection-application-security"&gt;protezione dei dati&lt;/a&gt;, rendendo necessarie soluzioni di cloud sovrano per assicurare la resilienza operativa.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Ivanti Neurons for MDM – Sovereign Edition: progettata per la sovranità cloud dell’UE&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Per i nostri partner e clienti nell’UE, Ivanti Neurons for MDM Sovereign Edition risponde a questi requisiti attraverso un’architettura e un modello operativo radicalmente diversi. Situata in Germania e gestita in modo indipendente, questa soluzione è stata progettata per allinearsi al Cloud Sovereignty Framework della Commissione europea ed è stata valutata dall’autorevole &lt;a href="https://cyberintelligence.institute/" rel="noopener" target="_blank"&gt;cyberintelligence.institute&lt;/a&gt;, la cui valutazione esperta ha spiegato:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;“Ivanti Sovereign Cloud dimostra un elevato livello di controllo europeo nelle aree dell’elaborazione dei dati, della sicurezza e della governance della conformità. Nella sua configurazione attuale, Ivanti Sovereign Cloud raggiunge almeno la certificazione SEAL 2, il che significa che la sovranità dei dati è garantita in tutte le aree. Inoltre, Ivanti Sovereign Cloud soddisfa i requisiti per la certificazione SEAL 3 in molte aree rilevanti, conseguendo così la resilienza digitale.”&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È possibile leggere la &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/lp/aem/contact/sovereign-cloud-mdm"&gt;valutazione tecnica completa&lt;/a&gt; per saperne di più.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Raggiungere la conformità alla sovranità dei dati con fiducia&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Neurons for MDM – Sovereign Edition – EU offre alle aziende europee una base strategica per la loro piattaforma IT e di sicurezza, fornita da un leader affidabile, mantenendo al contempo le protezioni giurisdizionali locali per la gestione del rischio. Ciò significa che le entità pubbliche e private possono proseguire la propria trasformazione digitale con la certezza che i dati nel cloud resteranno sicuri e che le loro operazioni acquisiranno maggiore resilienza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Prossimi passi? Leggi il nostro whitepaper &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/resources/whitepapers/sovereign-cloud-strategy"&gt;Il cloud sovrano come necessità strategica per le organizzazioni europee&lt;/a&gt; per scoprire in che modo Ivanti Neurons for MDM Sovereign Edition raggiunge e supera la certificazione SEAL 2 e offre l’architettura di cloud sovrano di cui le organizzazioni europee hanno bisogno per mantenere la sovranità dei dati, abilitando al contempo una trasformazione digitale sicura.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 17 Apr 2026 12:30:01 Z</pubDate></item><item><guid isPermaLink="false">5d61c464-e0d6-4fc3-bb05-1d4f9f5c620d</guid><link>https://www.ivanti.com/it/blog/how-ai-automation-improve-endpoint-visibility</link><atom:author><atom:name>Aruna Kureti</atom:name><atom:uri>https://www.ivanti.com/it/blog/authors/aruna-kureti</atom:uri></atom:author><category>Intelligenza artificiale</category><category>Gestione degli endpoint</category><title>Dall’inventario all’intelligence: come IA e automazione migliorano la visibilità degli endpoint</title><description>&lt;p&gt;La visibilità degli endpoint è sempre stata fondamentale per l’IT e la sicurezza. Non è possibile proteggere, applicare patch o supportare ciò che non si vede.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma con ambienti sempre più distribuiti e complessi, il significato di visibilità si è evoluto. Non basta più sapere che un dispositivo esiste: i team IT e le organizzazioni nel loro complesso devono comprenderne lo stato, la postura di rischio e l’impatto sia sulla sicurezza sia sull’esperienza utente.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È qui che&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/it/autonomous-endpoint-management"&gt;IA e automazione degli endpoint&lt;/a&gt;&amp;nbsp;iniziano a fare una differenza concreta. Portando la visibilità degli endpoint da un inventario statico a un’intelligence continua, le organizzazioni possono passare dal rilevamento reattivo a operazioni proattive, persino autonome.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Perché le pratiche tradizionali di rilevamento non sono più sufficienti&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Le pratiche tradizionali di rilevamento sono state progettate per una realtà IT molto diversa. Il loro approccio è pensato per ambienti relativamente statici, perimetri chiaramente definiti e processi manuali. Questa strategia non è facilmente scalabile nell’attuale mondo ibrido e cloud-first.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I workflow di rilevamento manuale producono spesso inventari incompleti o obsoleti. L’&lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/aem" target="_blank" rel="noopener"&gt;Autonomous Endpoint Management Advantage Report 2026 di Ivanti&lt;/a&gt;&amp;nbsp;conferma questa realtà: solo il 52% delle organizzazioni dichiara di utilizzare oggi una&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/it/products/endpoint-manager"&gt;soluzione di gestione degli endpoint&lt;/a&gt;&amp;nbsp;, lasciando molti ambienti con una visibilità centralizzata limitata e punti ciechi persistenti tra dispositivi non gestiti o shadow IT.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nella pratica, questa frammentazione si manifesta in modi molto familiari. I team spesso devono gestire più inventari: uno proveniente da uno strumento di gestione client on-premise, un altro da una&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/it/products/ivanti-neurons-for-mdm"&gt;piattaforma MDM&lt;/a&gt;&amp;nbsp;e un altro ancora da sistemi di identità o accesso, creando lacune che si ampliano man mano che gli ambienti diventano più complessi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h3&gt;Sfide comuni nel rilevamento manuale dei dispositivi&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Il rilevamento manuale dipende fortemente dall’intervento umano, introducendo incoerenze ed errori. Man mano che gli ambienti diventano più distribuiti, questi processi faticano a evolvere di pari passo, rendendo difficile mantenere inventari accurati quando i dispositivi vengono aggiunti, riassegnati o accessi da remoto. Riconciliare le modifiche in parchi dispositivi estesi diventa un’attività lunga e fragile, aumentando la probabilità che alcuni dispositivi scompaiano completamente dalla vista.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nel tempo, queste limitazioni si sommano.&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/blog/best-practices-for-it-asset-discovery-and-inventory-management" target="_blank" rel="noopener"&gt;Il rilevamento&lt;/a&gt;&amp;nbsp;diventa episodico anziché continuo e la visibilità resta indietro rispetto alla realtà. Quando gli inventari vengono riconciliati, l’ambiente è già cambiato.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h3&gt;Lacune di visibilità e rischi per la sicurezza&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Queste lacune non sono teoriche. Le ricerche di Ivanti mostrano che molte organizzazioni faticano ancora con una&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/blog/endpoint-management-ownership-it-security-governance" target="_blank" rel="noopener"&gt;visibilità degli endpoint&lt;/a&gt;&amp;nbsp;di base anche dopo aver implementato più strumenti di gestione. I dati degli endpoint sono distribuiti tra scanner, piattaforme MDM e sistemi di accesso, ma raramente sono centralizzati, aggiornati in modo continuo o considerati affidabili dai diversi team. Di conseguenza, shadow IT, dispositivi non gestiti e percorsi di accesso sconosciuti restano fonti persistenti di rischio per sicurezza e conformità.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I punti ciechi creano rischi concreti. Molte organizzazioni faticano a identificare quali dispositivi siano vulnerabili o stiano persino accedendo attivamente ai loro ambienti.&lt;/p&gt;&lt;div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/26365764"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Quando i team non riescono a comprendere in modo affidabile l’esposizione dei dispositivi o i modelli di accesso, le decisioni di sicurezza vengono prese sulla base di dati incompleti o obsoleti, aumentando il rischio e ritardando la remediation. Il report Ivanti citato evidenzia infatti quanto siano comuni questi punti ciechi:&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Il 45% delle organizzazioni segnala difficoltà nell’identificare lo shadow IT&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il 41% fatica a identificare le vulnerabilità sui dispositivi&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il 35% afferma che i punti ciechi nei dati rendono difficile determinare la conformità delle patch.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;h3&gt;Rilevamento dei dispositivi e monitoraggio dello stato dei dispositivi&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Il rilevamento è solo il primo passo. Sapere che un dispositivo esiste non indica se sia sicuro, conforme o persino funzionante correttamente. È qui che il monitoraggio dello stato dei dispositivi diventa fondamentale.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il rilevamento indica cosa è presente. Il monitoraggio dello stato aggiunge il contesto che conta davvero, dalle prestazioni e dalla deviazione della configurazione fino alla postura di sicurezza complessiva. La ricerca contenuta nel&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/borderless-security" target="_blank" rel="noopener"&gt;report 2025 Securing the Borderless Digital Landscape di Ivanti&lt;/a&gt;&amp;nbsp;sottolinea quanto queste lacune di visibilità restino significative: due professionisti IT su cinque (38%) dichiarano di non avere dati sufficienti sui dispositivi che accedono alla rete e il 45% segnala una visibilità insufficiente sullo shadow IT.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;BYOD e&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/borderless-security" target="_blank" rel="noopener"&gt;dispositivi edge&lt;/a&gt;, in particolare, sono motivo di preoccupazione. Possono essere online e rappresentare comunque un rischio significativo. Potrebbero non avere patch critiche, eseguire software obsoleto, discostarsi dagli standard di configurazione o presentare problemi di prestazioni che impattano gli utenti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I dati di presenza rispondono alla domanda: “È presente?” I dati sullo stato rispondono: “È sicuro, conforme e utilizzabile?” Senza informazioni sullo stato, le organizzazioni gestiscono di fatto gli endpoint al buio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h3&gt;Indicatori chiave dello stato degli endpoint&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Per gestire gli endpoint in modo proattivo, le organizzazioni hanno bisogno di una visibilità continua sugli indicatori chiave dello stato.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tra questi rientrano:&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Versioni del sistema operativo e delle applicazioni&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Stato delle patch e dell’antivirus&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Deviazione della configurazione&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Postura di sicurezza complessiva&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;Anche i segnali relativi all’esperienza utente, come arresti anomali, latenza e degrado delle prestazioni, forniscono avvisi precoci che qualcosa non va.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le piattaforme moderne unificano questi segnali in un’unica vista, consentendo ai team IT e di sicurezza di capire non solo quali dispositivi esistono, ma anche come stanno funzionando e dove sta emergendo il rischio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Il rischio di monitorare solo la presenza dei dispositivi&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Quando le organizzazioni si concentrano solo sulla presenza dei dispositivi, si espongono a rischi sia di sicurezza sia operativi. La visibilità senza contesto porta a rilevamenti tardivi, requisiti di conformità mancati e gestione reattiva.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h3&gt;Impatto negativo su sicurezza e conformità&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Monitorare solo la presenza aumenta la probabilità che malware, configurazioni errate o violazioni delle policy passino inosservati. I dispositivi non registrati nella gestione o non conformi possono comunque accedere a risorse sensibili, creando lacune nell’applicazione dei controlli. Quando le decisioni di accesso non sono legate allo stato del dispositivo, l’applicazione dei controlli diventa incoerente per impostazione predefinita.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una solida visibilità degli endpoint, unita ad accesso e sicurezza, garantisce che solo i dispositivi gestiti e conformi possano raggiungere sistemi e dati sensibili.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Collegare l’accesso allo stato di gestione e conformità è fondamentale. Accesso condizionale, VPN e controlli&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/it/products/ivanti-neurons-zero-trust-access"&gt;zero trust&lt;/a&gt;&amp;nbsp;sono efficaci solo quando visibilità e registrazione vengono applicate in modo coerente su tutti gli endpoint.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La gestione delle patch è una delle aree in cui una visibilità limitata crea il maggiore carico operativo. La nostra&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/aem" target="_blank" rel="noopener"&gt;ricerca su IT e sicurezza&lt;/a&gt;&amp;nbsp;mostra che molti team IT faticano a monitorare lo stato delle patch nell’intero parco endpoint e a mantenere la conformità man mano che gli ambienti diventano più distribuiti. Ad esempio, tra le persone intervistate,&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Il 38% dei professionisti IT e della sicurezza dichiara di avere difficoltà a monitorare lo stato e il rollout delle patch.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il 35% dei team fatica a mantenere la conformità.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/26365754"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Queste sfide non riguardano solo la disponibilità delle patch. Derivano da lacune nella visibilità sullo stato dei dispositivi, sulla proprietà e sull’esposizione reale, rendendo difficile stabilire le priorità e verificare la remediation.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h3&gt;Inefficienze operative&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Dal punto di vista operativo, una visibilità limitata genera inefficienza. I team IT dedicano tempo alla risoluzione di problemi che l’automazione potrebbe gestire, alla ricerca di dispositivi che avrebbero dovuto essere rilevati automaticamente e alla reazione agli incidenti invece che alla loro prevenzione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Senza dati sullo stato, i team sono costretti a operare in modalità emergenza, rispondendo ai problemi dopo che hanno impattato gli utenti anziché affrontarli in modo proattivo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È proprio qui che IA e automazione possono iniziare a cambiare le regole del gioco.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Come IA e automazione degli endpoint migliorano la visibilità degli endpoint&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;IA e automazione trasformano la visibilità degli endpoint da un’attività di rilevamento una tantum a una capacità continua e autosostenuta. Consentono ai team di unificare i dati, rilevare anomalie e mantenere inventari accurati senza intervento manuale.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h3&gt;Telemetria unificata da più fonti&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Le moderne piattaforme di gestione degli endpoint con funzionalità di IA e automazione consolidano la telemetria proveniente da strumenti di rilevamento, UEM, MDM, patching, vulnerabilità e sicurezza in una vista unificata e aggiornata di continuo. Questa telemetria unificata elimina la necessità di riconciliare inventari isolati e offre una vista condivisa e affidabile sia per l’IT sia per la sicurezza.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Normalizzando i dati tra dispositivi desktop, mobile, server e IoT, le organizzazioni ottengono una visibilità olistica che supporta decisioni più rapide e sicure.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La nostra&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/aem" target="_blank" rel="noopener"&gt;ricerca sull’autonomous endpoint management (AEM)&amp;nbsp;&lt;/a&gt;mostra inoltre che le organizzazioni fanno maggiori progressi quando la visibilità degli endpoint viene trattata come un obiettivo condiviso. I team che monitorano metriche quali tempo di rilevamento, percentuale di endpoint completamente gestiti e durata dell’esposizione tramite dashboard condivise riescono meglio ad allineare IT e sicurezza sugli stessi dati. Questa visibilità condivisa trasforma la gestione degli endpoint da reporting a silos in un processo coordinato e guidato dai dati.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h3&gt;Automazione basata sull’IA e bot autonomi&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;L’automazione svolge un ruolo fondamentale nel mantenere aggiornata la visibilità.&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/it/resources/bot-library"&gt;I bot basati sull’IA&lt;/a&gt;&amp;nbsp;possono rilevare nuovamente i dispositivi in automatico, riconciliare i duplicati, aggiornare proprietà e posizione e rilevare anomalie nell’ambiente.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando gli agenti smettono di inviare report o i profili si interrompono, i workflow automatizzati possono ripararli o reinstallarli senza intervento umano. Questo garantisce che la visibilità non si degradi nel tempo e riduce il carico operativo sui team IT.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h3&gt;Workflow di autoriparazione per la produttività IT&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;I workflow di autoriparazione estendono l’automazione all’endpoint stesso. Problemi comuni come aggiornamenti non riusciti, servizi arrestati o deviazioni della configurazione possono essere rilevati e risolti automaticamente, spesso prima che gli utenti notino un problema.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L’automazione degli endpoint consente a questi workflow di autoriparazione di operare continuamente in background, risolvendo problemi comuni senza attendere l’intervento umano.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Risolvendo questi problemi senza ticket, le organizzazioni riducono i tempi di inattività, migliorano l’esperienza utente e liberano il personale IT per concentrarsi su iniziative di maggior valore. Infatti,&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/aem" target="_blank" rel="noopener"&gt;oltre due terzi dei team IT&lt;/a&gt;&amp;nbsp;oggi ritengono che IA e automazione nell’ITSM consentiranno loro di offrire esperienze di servizio migliori e di avere più tempo per supportare gli obiettivi aziendali.&lt;/p&gt;&lt;div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/26365781"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h2&gt;Impatto più ampio su sicurezza, produttività ed esperienza utente&amp;nbsp;&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Quando IA e automazione vengono integrate nella visibilità degli endpoint, i benefici si estendono oltre le operazioni IT. La postura di sicurezza migliora, gli utenti subiscono meno interruzioni e la produttività aumenta.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Combinando visibilità e controllo degli endpoint, le organizzazioni possono ridurre il rischio continuando al tempo stesso a supportare produttività e modelli operativi flessibili.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h3&gt;Colmare le lacune di visibilità&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;Gli insight guidati dall’IA eliminano i punti ciechi monitorando continuamente l’attività e lo stato degli endpoint. Invece di affidarsi a scansioni periodiche o controlli manuali, le organizzazioni mantengono una consapevolezza in tempo reale del proprio ambiente endpoint.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questa&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ivanti.com/blog/attack-surface-visibility-gaps" target="_blank" rel="noopener"&gt;visibilità continua&lt;/a&gt;&amp;nbsp;trasforma la gestione degli endpoint da un progetto di inventario statico a una capacità viva e dinamica, che si adatta ai cambiamenti dell’ambiente.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;h3&gt;Migliorare le operazioni IT e la soddisfazione degli utenti finali&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="https://www.ivanti.com/blog/how-ai-alleviates-help-desk-workloads" target="_blank" rel="noopener"&gt;L’automazione riduce il volume dei ticket&lt;/a&gt;&amp;nbsp;e accelera i tempi di risoluzione, mentre l’analisi predittiva aiuta a prevenire i tempi di inattività prima che impattino gli utenti. Distribuzioni ad anelli, finestre di manutenzione e cataloghi self-service consentono di introdurre modifiche con un’interruzione minima.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando gli utenti ricevono supporto più rapido e subiscono meno interruzioni, la resistenza alla gestione degli endpoint diminuisce e l’adozione migliora. Nel tempo, questo crea un ciclo di feedback più sano, in cui visibilità, automazione ed esperienza utente si rafforzano a vicenda invece di competere.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È qui che l’autonomous endpoint management porta le organizzazioni a fare il passo successivo. La visibilità diventa continua anziché episodica. L’automazione mantiene accurati gli inventari, aggiornati i segnali sullo stato e visibile il rischio in tempo reale.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Con dati condivisi e una chiara titolarità, i team IT e di sicurezza smettono di reagire ai problemi a posteriori e iniziano a gestire gli endpoint in modo proattivo. Questo passaggio dall’inventario all’intelligence è ciò che rende possibile l’autonomous endpoint management, che sta rapidamente diventando lo standard per le moderne operazioni IT.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 03 Apr 2026 13:00:09 Z</pubDate></item><item><guid isPermaLink="false">1330bb41-70c1-43b9-9e8b-5243a7159bea</guid><link>https://www.ivanti.com/it/blog/endpoint-management-ownership-it-security-governance</link><atom:author><atom:name>Aruna Kureti</atom:name><atom:uri>https://www.ivanti.com/it/blog/authors/aruna-kureti</atom:uri></atom:author><category>Gestione degli endpoint</category><title>Chi è responsabile della gestione degli endpoint? Definire la governance di sicurezza e IT</title><description>&lt;p&gt;La gestione degli endpoint è una delle aree più critiche, e più contese, della governance aziendale. Ogni organizzazione dipende dagli endpoint, ma molte faticano ancora a rispondere a una domanda fondamentale: a chi spetta davvero &lt;i&gt;la responsabilità &lt;/i&gt;di questi dispositivi?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In molti ambienti, i team IT e di sicurezza sono entrambi convinti di agire correttamente, ma continuano a non capirsi fino in fondo. La sicurezza guarda uno scanner e vede 10.000 vulnerabilità critiche; l’IT guarda un report sulle patch e vede che tutto è stato distribuito. Hanno ragione entrambi, ma parlano linguaggi diversi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il risultato sono iniziative di remediation dei rischi bloccate, attriti sulle policy e frustrazione crescente. I team discutono su quali dati siano accurati invece di colmare le lacune. Quando la &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/autonomous-endpoint-management/unified-endpoint-management"&gt;gestione degli endpoint&lt;/a&gt; è governata congiuntamente, con visibilità e responsabilità condivise, i team possono spostare l’attenzione dalla riconciliazione dei dati al miglioramento dell’esecuzione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Con la crescita degli ambienti endpoint, anche la governance dipende dall’automazione. Le funzionalità basate sull’AI possono aiutare a normalizzare i dati tra strumenti isolati, individuare i dispositivi non gestiti e mettere in evidenza le lacune di &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/it-asset-visibility"&gt;visibilità degli asset&lt;/a&gt;, rendendo possibile una responsabilità condivisa senza affidarsi alla riconciliazione manuale.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Perché la responsabilità della gestione degli endpoint è importante&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Gli endpoint sono il luogo in cui lavorano gli utenti, in cui si accede ai dati e in cui iniziano molti incidenti di sicurezza. Quando la responsabilità della gestione degli endpoint non è chiara, iniziano a comparire le prime fratture.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il report &lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/aem" target="_blank" rel="noopener"&gt;Autonomous Endpoint Management Advantage&lt;/a&gt; di Ivanti mostra che queste lacune di visibilità sono diffuse e rilevanti. Poco più della metà delle organizzazioni dichiara di utilizzare soluzioni di gestione degli endpoint che offrono visibilità centralizzata, il che significa che molti team faticano ancora a vedere l’intero panorama dei dispositivi. Questi punti ciechi vanno oltre i dispositivi IT non gestiti.&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Il 45% dei professionisti della sicurezza e dell’IT indica lo &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/products/discovery"&gt;shadow IT&lt;/a&gt; come una lacuna di dati chiave.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il 41% segnala difficoltà nell’identificare le vulnerabilità.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il 38% non è in grado di stabilire con affidabilità quali dispositivi accedano effettivamente alla rete.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/26365764"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;La maggior parte delle organizzazioni crede di sapere cosa c’è sulla propria rete, finché non attiva un rilevamento adeguato. La realtà è che gli elenchi dei dispositivi sono di solito isolati: uno proviene dall’MDM, un altro dagli strumenti on-premise e un altro ancora dal provider di identità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Di conseguenza, diventa difficile rispondere a domande di base: quali dispositivi sono completamente gestiti, quali sono conformi e quali possono accedere a risorse sensibili senza controlli.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L’automazione basata sull’AI può aiutare a correlare continuamente i dati degli endpoint tra gestione, identità e &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/autonomous-endpoint-management/endpoint-security"&gt;soluzioni di sicurezza degli endpoint&lt;/a&gt;, riducendo i punti ciechi che i processi manuali normalmente non individuano.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma la visibilità ha valore solo quando è condivisa e governata. Non è possibile proteggere, applicare patch o supportare ciò che non si vede. Senza una visione condivisa e affidabile e una chiara governance degli endpoint, anche gli sforzi ben intenzionati portano comunque ad attriti, ritardi e aumento del rischio. Ecco perché la gestione degli endpoint è, in ultima analisi, un problema di governance, non solo tecnico.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La sicurezza non è l’unico problema legato a questi punti ciechi. L’applicazione delle patch rallenta, il supporto si complica e l’applicazione delle policy viene compromessa. Quando i team IT e di sicurezza si basano su set di dati diversi, i disaccordi su rischio e remediation sono inevitabili.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una responsabilità chiara cambia questa dinamica. Quando la gestione degli endpoint è governata congiuntamente, con visibilità e responsabilità condivise, le organizzazioni sono in una posizione migliore per passare dal dibattito sui dati alla chiusura delle lacune. La gestione degli endpoint diventa una base per applicare le policy in modo coerente, accelerare la remediation e migliorare la collaborazione tra i team.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Punti di attrito comuni tra team IT e di sicurezza&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;La maggior parte degli attriti tra IT e sicurezza non nasce da cattive intenzioni. Nasce dal disallineamento.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche la nostra &lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/aem" target="_blank" rel="noopener"&gt;ricerca sull’autonomous endpoint management&lt;/a&gt; suggerisce che questo disallineamento non è astratto: è misurabile e costoso. Abbiamo rilevato che:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Il 56% dei professionisti IT afferma che la spesa IT inefficiente è un problema.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;E il 39% indica il supporto tecnologico inefficiente come un’area di spreco.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/26365747"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Quasi nove intervistati su dieci segnalano inoltre che i dati isolati hanno un impatto negativo sulle operazioni IT, causando un uso inefficiente delle risorse, una collaborazione ridotta e un rischio più elevato di non conformità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nella pratica, questo disallineamento tende a emergere in alcuni punti di attrito ricorrenti e costanti:&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Strumenti frammentati&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;La frammentazione degli strumenti è un ostacolo importante. Molte organizzazioni gestiscono contemporaneamente un vecchio strumento client on-premise, un MDM separato per il mobile e una soluzione diversa per le patch. Il risultato è una proliferazione tecnologica che peggiora il problema.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando questa disconnessione si manifesta nella pratica, i team di sicurezza e IT spesso si affidano a strumenti e set di dati diversi per valutare gli stessi endpoint, arrivando a conclusioni molto diverse su rischio e stato della remediation.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L’analisi basata sull’AI può aggiungere contesto a questi set di dati, aiutando i team IT e di sicurezza a interpretare l’esposizione attraverso una prospettiva condivisa, anziché tramite report in competizione.&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Impatto sugli utenti&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;L’impatto sugli utenti è un’altra fonte di tensione. I controlli sugli endpoint sono spesso percepiti come restrittivi e sollevano preoccupazioni su prestazioni, downtime o privacy, soprattutto sui dispositivi bring-your-own (BYOD). I team IT devono bilanciare l’applicazione dei controlli con l’esperienza utente, mentre la sicurezza spinge per controlli più rigorosi.&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Vincoli di risorse&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;I vincoli di risorse rendono tutto più difficile. I team sono cauti nell’introdurre nuove piattaforme o policy che sembrano complesse o dirompenti, soprattutto quando sono già sotto pressione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Senza una governance chiara, questi problemi portano ad applicazione incoerente, remediation bloccata e decisioni di policy non ufficiali. La gestione degli endpoint resta reattiva. La buona notizia è che il problema può essere risolto.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Bilanciare requisiti di sicurezza e flessibilità aziendale&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Una delle sfide più difficili nella gestione degli endpoint è bilanciare sicurezza e flessibilità aziendale. I team di sicurezza vogliono controlli coerenti per ridurre il rischio. I leader aziendali vogliono interruzioni minime e la libertà di lavorare senza attriti. I team IT si trovano spesso nel mezzo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando questo equilibrio non è definito chiaramente, le policy sugli endpoint diventano fonte di conflitto. Controlli rigorosi applicati indistintamente possono rallentare la produttività, frustrare gli utenti e incoraggiare soluzioni alternative. Troppa flessibilità, d’altra parte, aumenta l’esposizione e rende incoerente l’applicazione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il vero problema è che le organizzazioni non concordano in anticipo ciò che è obbligatorio e dove la flessibilità è accettabile. Senza questa chiarezza, le organizzazioni negoziano le decisioni di policy caso per caso e reagiscono agli incidenti invece di gestire il rischio in modo proattivo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una governance efficace degli endpoint riformula la conversazione. Definendo in anticipo i requisiti di base e allineandoli al rischio, le organizzazioni possono proteggere gli asset critici continuando a supportare diverse esigenze degli utenti e modelli operativi. Questo cambiamento consente a sicurezza e IT di passare da compromessi continui a un processo decisionale strutturato. È allora che la relazione cambia radicalmente, passando dall’attrito all’allineamento.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Chi dovrebbe essere responsabile della governance degli endpoint?&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;La governance degli endpoint non può essere affidata a un solo team. Richiede una responsabilità condivisa tra IT, sicurezza e business.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nelle organizzazioni di successo, la governance degli endpoint è definita da un gruppo che include operation IT, sicurezza e stakeholder aziendali chiave. Questo gruppo definisce i diritti decisionali, concorda le priorità e stabilisce un framework di policy comune entro cui tutti operano.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La sicurezza porta il contesto del rischio e la consapevolezza delle minacce. L’IT porta competenze operative e considerazioni sull’impatto sugli utenti. I leader aziendali offrono una prospettiva su workflow, produttività e livelli accettabili di interruzione. Quando queste prospettive vengono allineate fin dall’inizio, le policy sugli endpoint sono più facili da applicare e meno inclini a essere aggirate.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La governance chiarisce le responsabilità. Risponde a domande come chi decide cosa è obbligatorio, come vengono gestite le eccezioni e come vengono risolti i conflitti. Con questa struttura, la gestione degli endpoint diventa un programma coordinato anziché una serie di decisioni isolate.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Definire priorità e tempistiche di remediation dei rischi&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Una governance efficace degli endpoint dipende da un accordo chiaro su &lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/risk-based-patch" target="_blank" rel="noopener"&gt;priorità di remediation dei rischi&lt;/a&gt; e tempistiche. Senza questo accordo, i team IT e di sicurezza spesso non si comprendono, dando priorità al volume invece di concentrarsi su ciò che conta davvero.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il problema del patching è la definizione delle priorità, e la &lt;a href="https://www.ivanti.com/resources/research-reports/aem" target="_blank" rel="noopener"&gt;ricerca sull’autonomous endpoint management&lt;/a&gt; di Ivanti conferma che non si tratta solo di un problema teorico, ma di una sfida operativa misurabile:&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Il 39% dei team IT fatica a dare priorità alla remediation dei rischi e alla distribuzione delle patch.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il 38% ha difficoltà a monitorare lo stato e i rollout delle patch.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;E il 35% fatica a mantenere la conformità nel patching.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;Sono tutti risultati che derivano in larga misura da lacune di visibilità e strumenti incoerenti, rendendo più difficile focalizzare gli sforzi di remediation.&lt;/p&gt;&lt;div class="flourish-embed flourish-chart" data-src="visualisation/26365754"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Gli approcci tradizionali si basano su punteggi CVSS e lunghi fogli di calcolo che non riflettono affatto il rischio reale. Il contesto conta: se un dispositivo è esposto a Internet, chi lo usa, quali dati tratta e quanto è probabile lo sfruttamento, con l’analisi basata sull’AI che aiuta i team a valutare continuamente quel contesto su larga scala.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La governance aiuta a trasformare la remediation da un esercizio guidato dal volume a un approccio basato sul rischio. Definendo in anticipo tempistiche di patching, percorsi di escalation e responsabilità, le organizzazioni possono allineare IT e sicurezza su priorità condivise. Invece di discutere su quali problemi affrontare per primi, i team possono concentrarsi sull’esecuzione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tempistiche chiare riducono gli attriti rendendo la remediation prevedibile anziché reattiva. Questa coerenza migliora la responsabilità, riduce le finestre di esposizione e rafforza la fiducia tra i team.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Elementi non negoziabili vs. aree di flessibilità&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Uno dei risultati più importanti della governance degli endpoint è la chiarezza su ciò che è richiesto e su dove la flessibilità è consentita.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gli elementi non negoziabili sono la base. Questo include la crittografia del disco, tempistiche specifiche di &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/products/ivanti-neurons-for-patch-management"&gt;gestione delle patch&lt;/a&gt; e l’enrollment obbligatorio prima che un dispositivo possa accedere a dati sensibili. Definire questi controlli in anticipo elimina l’ambiguità e garantisce una postura di sicurezza coerente.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le aree di flessibilità riconoscono che non tutti gli endpoint sono uguali. Team, ruoli e modelli operativi diversi possono richiedere policy personalizzate, soprattutto in ambienti con BYOD, contractor o lavoratori frontline. La governance definisce dove sono consentite le eccezioni, come vengono approvate e come viene gestito il rischio quando viene concessa flessibilità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Senza questa distinzione, le organizzazioni finiscono per limitare eccessivamente gli utenti o consentire eccezioni incontrollate. Con questa distinzione, la gestione degli endpoint diventa al tempo stesso applicabile e adattabile.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I team di sicurezza sanno quali controlli non possono essere compromessi, mentre l’IT e il business mantengono la flessibilità necessaria per supportare la produttività. Questo equilibrio rende la governance degli endpoint applicabile e pratica.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Costruire fiducia attraverso dashboard condivise e trasparenza&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Anche il miglior framework di governance degli endpoint si indebolisce senza visibilità condivisa. Quando i team IT e di sicurezza operano con dashboard e report diversi, la fiducia si erode e prendono piede decisioni non ufficiali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Queste disconnessioni sono spesso radicate in pipeline di dati frammentate, in cui le informazioni sugli endpoint sono incomplete, obsolete o aggiornate in modo incoerente tra strumenti e sistemi. Le dashboard condivise cambiano questa dinamica solo quando sono basate su dati costantemente aggiornati e riconciliati. &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/autonomous-endpoint-management"&gt;Autonomous Endpoint Management&lt;/a&gt;, basato sull’AI, contribuisce a renderlo possibile correlando automaticamente i segnali degli endpoint tra origini dati di discovery, conformità, &lt;a href="https://www.ivanti.com/blog/vulnerability-and-risk-management-how-to-simplify-the-process" target="_blank" rel="noopener"&gt;vulnerabilità e remediation&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando entrambi i team si basano sugli stessi dati — inventario dei dispositivi, stato di conformità, esposizione alle vulnerabilità e avanzamento della remediation — le conversazioni si fondano sui fatti anziché sulle supposizioni. I disaccordi passano da “Quali dati sono corretti?” a “Quale problema dobbiamo affrontare ora?”&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La trasparenza dei dati trasforma la cultura, passando dall’attribuzione delle colpe alla collaborazione tra IT e sicurezza. Invece di una sicurezza che afferma di aver trovato altri laptop non gestiti, la conversazione diventa: “Abbiamo una lacuna di visibilità: come la colmiamo?”&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Metriche congiunte di IT e sicurezza, come tempo di discovery, percentuale di endpoint completamente gestiti e durata dell’esposizione, creano un linguaggio comune per il processo decisionale. L’automazione basata sull’AI aiuta a mantenere queste metriche accurate e aggiornate. Le dashboard condivise rafforzano la responsabilità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando progressi e lacune sono visibili a tutti gli stakeholder, la governance degli endpoint smette di essere una discussione astratta sulle policy e diventa uno sforzo misurabile e collaborativo. È questa visibilità a trasformare la governance dall’intenzione all’esecuzione.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Misurare l’efficacia della governance degli endpoint&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;La governance degli endpoint funziona solo se le organizzazioni possono misurare se stia effettivamente riducendo il rischio e migliorando le operation. Senza KPI chiari e dati accessibili, la governance diventa rapidamente un esercizio di policy anziché una disciplina pratica.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nella pratica, una misurazione efficace copre visibilità, rischio e performance operative.&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Metriche di visibilità e copertura&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;Una misurazione efficace parte dalla visibilità. Queste metriche mostrano se gli endpoint sono governati nella pratica, non solo sulla carta.&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Percentuale di endpoint completamente gestiti&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Tempo necessario per individuare dispositivi nuovi o precedentemente sconosciuti&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Numero e persistenza di endpoint non gestiti o sconosciuti&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;In questo ambito, l’automazione basata sull’AI supporta la misurazione continua monitorando nel tempo le tendenze di copertura e deriva delle policy, anziché affidarsi a report puntuali.&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Metriche di rischio ed esposizione&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;Le metriche basate sul rischio aiutano i team ad andare oltre il volume e a concentrare la remediation su ciò che conta di più.&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Tempo di esposizione per vulnerabilità critiche&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Dispositivi con il rischio più elevato in base a contesto e accesso&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Allineamento dell’attività di remediation alla sfruttabilità reale&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;Queste metriche aiutano i team IT e di sicurezza a dare priorità alle azioni con un chiaro impatto sul business, invece di inseguire soltanto conteggi di patch o percentuali di conformità.&lt;/p&gt;&lt;h4&gt;Metriche di performance operativa&lt;/h4&gt;&lt;p&gt;Le metriche operative indicano se la governance degli endpoint sta migliorando l’esecuzione quotidiana e l’esperienza utente.&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Riduzione degli incidenti di sicurezza legati agli endpoint&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Onboarding e offboarding più rapidi di utenti e dispositivi&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Meno ticket di supporto legati a problemi di configurazione degli endpoint o di patching&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;Nel tempo, i miglioramenti di questi indicatori mostrano se automazione, self-healing e applicazione delle policy stanno generando valore misurabile.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I KPI della governance degli endpoint devono essere esaminati congiuntamente, con IT e sicurezza che guardano gli stessi dati e correggono la rotta quando necessario. Questo rafforza la responsabilità e consente il miglioramento continuo. Man mano che gli ambienti evolvono, anche policy, priorità e controlli dovrebbero evolvere con essi. La governance degli endpoint non è statica: è un processo continuo che si adatta al cambiamento di rischio, tecnologia ed esigenze aziendali.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Definire la responsabilità per scalare la gestione degli endpoint&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;La gestione degli endpoint non fallisce per mancanza di tecnologia. Fallisce quando la responsabilità non è chiara e la governance è frammentata.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mentre gli endpoint continuano a diversificarsi e il lavoro diventa più distribuito, la questione di chi sia responsabile della gestione degli endpoint non può più restare ambigua. Sicurezza, IT e business hanno tutti un interesse diretto, e una governance efficace riunisce queste prospettive in un framework condiviso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando le organizzazioni stabiliscono responsabilità chiare, definiscono gli elementi non negoziabili e operano da una visione condivisa degli endpoint, l’automazione basata sull’AI aiuta la gestione degli endpoint a passare dalla gestione reattiva delle emergenze alla riduzione proattiva del rischio. Dashboard condivise, tempistiche di remediation concordate e misurazione continua sostituiscono decisioni ad hoc e policy non ufficiali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il successo nasce dal trattare la gestione degli endpoint come un programma unificante, orientato prima di tutto all’automazione. Nella pratica, lo schema è chiaro: quando visibilità, responsabilità condivisa e governance convergono, gli endpoint passano da punto di attrito a fondamento di resilienza e collaborazione.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 05 Mar 2026 13:30:01 Z</pubDate></item><item><guid isPermaLink="false">fc36a534-5870-4b0a-80fc-ca85c48c14ab</guid><link>https://www.ivanti.com/it/blog/crq-risk-appetite-for-digital-vulnerability</link><atom:author><atom:name>Rob Lesieur</atom:name><atom:uri>https://www.ivanti.com/it/blog/authors/rob-lesieur</atom:uri></atom:author><category>Gestione degli endpoint</category><title>Propensione al rischio, CRQ e gestione dell’esposizione: chiudere il ciclo del rischio cyber</title><description>&lt;p&gt;Oggi i dirigenti operano in uno stato di pressione costante. I requisiti normativi crescono più rapidamente dei budget, i clienti si aspettano prove di resilienza e ogni interruzione dei sistemi diventa un evento di business. Quando ogni funzione gestisce il rischio in modo isolato, i leader dedicano più tempo a reagire che a portare avanti la strategia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il vero problema è la coerenza. La maggior parte delle organizzazioni continua ad affidarsi a strumenti parziali: dashboard piene di indicatori rossi e ambra, ma senza chiarezza su quali rischi contino davvero o su quanto costerebbe concretamente un’interruzione. Chi aggiorna i rischi una volta all’anno in un foglio di calcolo sta guidando l’azienda nella nebbia, senza strumenti. &lt;a href="/it/resources/v/doc/ivi/2873/4eb345cbbd7a" target="_blank"&gt;La quantificazione del rischio cyber&lt;/a&gt; (CRQ) offre questi strumenti sotto forma di metriche credibili, scenari realistici e priorità basate sul ROI.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma la sola misurazione non basta. &lt;a href="https://www.ivanti.com/blog/risk-appetite" target="_blank" rel="noopener"&gt;La propensione al rischio&lt;/a&gt; definisce quanta incertezza un’organizzazione è disposta ad accettare; &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/exposure-management"&gt;la gestione dell’esposizione&lt;/a&gt; rende operativo questo limite. Quando CRQ, propensione al rischio e gestione dell’esposizione operano insieme, il rischio diventa una variabile controllabile: un ciclo chiuso che collega monitoraggio, strategia e azione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il risultato è un sistema che riduce il rumore, affina le priorità e consente ai leader di bilanciare sicurezza, redditività e innovazione. E sebbene la misurazione da sola non sia sufficiente, rappresenta il primo passo essenziale per i responsabili IT.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Perché la misurazione è il primo atto di leadership&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Non si può gestire ciò che non si può misurare. Una singola etichetta “critica” può nascondere un inconveniente da 50.000 dollari o un disastro da 5,4 milioni di dollari. Senza quantificazione, le decisioni della leadership si basano sull’istinto mascherato da processo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La misurazione è il primo atto di controllo. Quando il rischio viene espresso in termini finanziari (ad esempio, probabilità di perdita, impatto potenziale, ritorno sulla mitigazione), la sicurezza diventa una funzione di business anziché un dibattito tecnico. Rientra nel linguaggio di valore, costo e rendimento. Investitori e consigli di amministrazione valutano sempre più la resilienza come indicatore della maturità di governance. Il rischio quantificato non supporta soltanto una migliore postura: stabilizza la valutazione e rafforza la fiducia nel giudizio del management.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Quantificazione del rischio cyber (CRQ): trasformare le ipotesi in valore economico&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;La quantificazione del rischio cyber fornisce il livello di traduzione di cui i leader aziendali hanno bisogno. Modella quanto potrebbe costare in dollari una minaccia specifica, quanto è probabile che si verifichi e quali fattori amplificano o riducono l’esposizione. Gli input includono metriche interne (ad esempio, ricavi di produzione per ora, penali contrattuali, costi di gestione dei dati) integrate da modelli attuariali, come quelli di Munich Re.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt="Left box titled “Inputs” listing “Revenue/hour,” “Penalties,” and “Actuarial models”; arrows feed into “Cyber risk quantification” (magenta, calculator icon), then into “Constraint layer: Risk appetite” (red, slider icon); outputs box on the right lists “Expected loss vs. tolerance,” “Likelihood relative to controls,” and “Decision options.”" src="https://static.ivanti.com/sites/marketing/media/images/blog/2026/01/194951_diagram_1_1200.png"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La CRQ riformula il rischio attraverso tre principali categorie di impatto sul business. Ogni categoria ha i propri fattori determinanti e le proprie tempistiche, e ignorare queste distinzioni porta a una definizione delle priorità errata.&lt;/p&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Interruzione delle attività: quando i sistemi si fermano, il cronometro dei costi inizia a correre, mentre si accumulano ora dopo ora fermi produttivi, penali e mancati ricavi.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Violazione dei dati: il danno si manifesta a ondate e le attività di ripristino, le sanzioni, le azioni legali e l’erosione della fiducia dei clienti possono protrarsi per anni.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Furto finanziario e frode: account compromessi, bonifici manomessi o ordini di pagamento falsi che causano perdite immediate.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p&gt;La CRQ ribalta anche la consueta visione ristretta dell’IT. Invece di partire dalle vulnerabilità, parte dal livello del modello di business. La domanda diventa: quanto ci costerebbe e quali processi, se fallissero, provocherebbero il maggiore impatto finanziario?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L’analisi utilizza dati specifici dell’azienda, come i ricavi di produzione orari e le penali contrattuali, incrociati con i modelli attuariali di Munich Re. Il risultato: numeri credibili e utilizzabili. I dirigenti possono confrontare gli investimenti cyber con qualsiasi altra decisione di capitale. Invece di "&lt;a href="https://www.ivanti.com/it/products/ivanti-neurons-for-patch-management"&gt;correggere tutte le vulnerabilità,&lt;/a&gt;" la domanda diventa: quale azione riduce il maggior rischio finanziario per ogni dollaro speso?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questo cambio di prospettiva segna il momento in cui la cybersecurity entra nel bilancio del CFO. E quando i CISO parlano in dollari anziché in acronimi, la cybersecurity diventa un linguaggio di valore aziendale, non di gestione della paura.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Propensione al rischio: definire il limite dell’ambizione&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;La sola quantificazione è strumentazione, non leadership. La leadership richiede di definire quanto rischio la vostra organizzazione è disposta ad accettare nel perseguire i propri obiettivi. Questa definizione (ossia la propensione al rischio della vostra organizzazione) è il punto di raccordo tra misurazione e gestione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ogni azienda bilancia ambizione ed esposizione. Una startup ad alta crescita accetta la volatilità in cambio di un potenziale vantaggio, mentre una utility regolamentata privilegia la stabilità rispetto alla sperimentazione. La propensione al rischio trasforma questi istinti in policy, collegando gli obiettivi a soglie come perdita massima, downtime accettabile e tolleranza all’impatto reputazionale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt="A horizontal gray arrow from “More aggressive” (left) to “More conservative” (right); a bracketed magenta segment labeled “Risk appetite,” with a purple triangle above the right side labeled “Risk posture.”" src="https://static.ivanti.com/sites/marketing/media/images/blog/2026/01/194951_diagram_2_1200.png"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Definire la propensione al rischio è un esercizio sia quantitativo sia valoriale. Segnala non solo quanta perdita un’azienda è disposta a sostenere, ma anche che tipo di azienda intende essere. Metriche come perdita massima e ROI convivono con valutazioni più qualitative su valori, reputazione ed etica.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando una &lt;a href="https://www.ivanti.com/ty/security/downloads/risk-appetite-statement" target="_blank" rel="noopener"&gt;dichiarazione di propensione al rischio&lt;/a&gt; (RAS) codifica questi limiti (distinguendo tra capacità di rischio, tolleranza e limiti rigidi), i leader acquisiscono un linguaggio comune per il processo decisionale. Ad esempio, molte organizzazioni distinguono tra elevata propensione all’innovazione, propensione moderata per le attività operative, minima per la sicurezza e bassa per la compliance. Ogni organizzazione deve rendere espliciti questi compromessi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una RAS chiara garantisce l’allineamento. Senza di essa, i reparti si muovono in direzioni diverse: il marketing spinge per la velocità, mentre l’area legale richiede prudenza. Una propensione al rischio ben definita bilancia questa frizione. Supporta inoltre la fiducia: investitori e autorità di regolamentazione possono vedere che la governance del rischio è intenzionale, trasparente e misurabile. Gli indicatori chiave di rischio monitorano quindi le prestazioni rispetto a queste soglie, fornendo un avviso precoce prima che le condizioni peggiorino.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Gestione dell’esposizione: dove la visibilità incontra il controllo&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Finché non si traduce nelle attività quotidiane, la propensione al rischio resta teorica. La gestione dell’esposizione rende operativo questo limite unificando tre discipline: &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/products/external-attack-surface-management"&gt;gestione della superficie di attacco&lt;/a&gt; (ASM), &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/products/risk-based-vulnerability-management"&gt;gestione delle vulnerabilità basata sul rischio&lt;/a&gt; (RBVM) e convalida e remediation. Questo approccio è in linea con il modello Continuous Threat Exposure Management (CTEM) di Gartner: definire l’ambito, individuare, prioritizzare, validare e mobilitare.&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Gestione della superficie di attacco (ASM): offre visibilità su ogni asset che potrebbe essere attaccato, incluso lo shadow IT.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Gestione delle vulnerabilità basata sul rischio (RBVM): contestualizza le vulnerabilità in base a sfruttabilità e impatto sul business.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Convalida e remediation: conferma quali minacce sono realmente sfruttabili e se le correzioni sono efficaci.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt="A purple circular wheel divided into three sections pointing inward to a red center labeled “Exposure management”; the segments read “Attack surface management,” “Risk‑based vulnerability management,” and “Validation and remediation,” with red arrows indicating continuous flow." src="https://static.ivanti.com/sites/marketing/media/images/blog/2026/01/194951_diagram_3_1200.png"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In pratica, la gestione dell’esposizione è un ciclo di feedback vivo tra visibilità e governance. L’aggregazione dei dati abbatte i silos correlando le vulnerabilità con il valore degli asset, mentre la convalida garantisce che i modelli teorici corrispondano alla realtà. La remediation chiude automaticamente il ciclo (tramite &lt;a href="https://www.ivanti.com/it/products/ivanti-neurons-itsm"&gt;workflow ITSM integrati&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un retailer online, ad esempio, può scegliere di tollerare un rischio più elevato durante il Black Friday per massimizzare i ricavi, ma lo fa con maggiore visibilità e mitigazione rapida. La sicurezza diventa così un equilibrio dinamico, non una gestione reattiva delle crisi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mentre la gestione tradizionale delle vulnerabilità è reattiva e incompleta, la moderna gestione dell’esposizione abbraccia asset, endpoint, applicazioni e cloud, adattandosi continuamente alla propensione al rischio definita dall’organizzazione. Automazione, escalation e reportistica in tempo reale garantiscono che la leadership sappia sempre a che punto si trova l’organizzazione, quanto costerebbe un’interruzione e quali azioni offrirebbero la massima riduzione dell’esposizione finanziaria.&lt;/p&gt;&lt;h2&gt;Il ciclo chiuso: trasformare il rischio cyber in un sistema controllabile&lt;/h2&gt;&lt;p&gt;Quando quantificazione del rischio cyber, propensione al rischio e gestione dell’esposizione operano insieme, il rischio diventa una variabile controllabile: un ciclo di feedback economico e operativo chiuso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La CRQ mostra quale danno finanziario potrebbe causare una vulnerabilità. La propensione al rischio definisce quanta parte di quel rischio l’organizzazione è disposta ad accettare. La gestione dell’esposizione garantisce che la superficie di attacco dell’azienda sia allineata con precisione a questa soglia. Insieme, questi tre elementi formano un sistema di misurazione, direzione e controllo.&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Senza CRQ, manca la base.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Senza propensione al rischio, non c’è strategia.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Senza gestione dell’esposizione, non c’è applicazione.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;img alt="Three overlapping circles labeled “CRQ—Measurement” (top, purple with calculator icon), “Exposure management—Control” (left, orange with shield icon), and “Risk appetite—Direction” (right, magenta with slider icon); the intersections illustrate how measurement, control, and direction connect." src="https://static.ivanti.com/sites/marketing/media/images/blog/2026/01/194951_diagram_4_1200.png"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questo ciclo chiuso trasforma la cybersecurity da obbligo di compliance a disciplina orientata alle prestazioni. Offre ai dirigenti le stesse leve che utilizzano in ogni altro ambito (metriche, soglie e feedback continuo). Immaginate riunioni del consiglio di amministrazione in cui la varianza del rischio viene discussa con la stessa naturalezza della varianza dei margini, e la resilienza diventa un KPI competitivo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per anni, la cybersecurity è stata il reparto del “no”, che bloccava le idee per prevenire gli incidenti. Quantificazione e gestione dell’esposizione la trasformano nel reparto del “come”. La leadership può ora assumere rischi calcolati, dimostrare il ROI della resilienza e comunicare in un linguaggio condiviso da investitori e autorità di regolamentazione: impatto, probabilità e valore a rischio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il rischio misurato diventa valore gestito, e la leadership ritrova finalmente slancio. La cybersecurity, un tempo freno all’innovazione, diventa il sistema di guida della fiducia strategica: il nuovo linguaggio della lungimiranza. Tutto il resto è una scommessa e, alla fine, a vincere è solo l’attaccante.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 13:54:57 Z</pubDate></item></channel></rss>